01 Nov MOSTRI, OMBRE E IL FASCINO DELL’OSCURO. COSA CI ATTRAE DAVVERO AD HALLOWEEN
C’è qualcosa di affascinante nel modo in cui, ogni anno, ci prepariamo ad accogliere la notte di Halloween.
Accendiamo candele dentro zucche vuote, appendiamo ragnatele finte, compriamo denti da vampiro e cappelli da strega. Sembra solo un gioco, ma sotto la superficie scintilla qualcosa di più profondo: il desiderio di avvicinarci al nostro buio.
Per secoli le società europee hanno popolato le loro notti di demoni e streghe per dare un volto al male, a ciò che spaventava. Il male veniva proiettato fuori; oggi invece, almeno per una notte, diventiamo noi quei mostri.
Ci mascheriamo per giocare con le parti di noi che normalmente restano nascoste.
Freud lo chiamerebbe “il perturbante che ci abita “, quella parte rei noi stessi che abbiamo espulso, o meglio rimosso, come diciamo in in psicanalisi, perché inaccettabile, troppo desiderante, troppo arrabbiata, e che travestita da mostro, torna a reclamarci.
La fascinazione per i mostri parla dunque del nostro bisogno di dare forma al perturbante, di riconoscere che dentro di noi convivono luce e ombre, pulsioni d’amore e distruttive, di tenerezza e aggressività.
Ecco allora la rabbia repressa che emerge nel volto del lupo mannaro; il desiderio senza limiti, dell’amore come fusione totale, dove vita e morte si uniscono, che si insinua nel fascino del vampiro; la voglia di potere o di vendetta che la strega incarna senza colpa.
Forse, il vero incantesimo di Halloween è questo: permetterci, per una notte, di danzare con le nostre ombre.
La maschera ci offre una distanza simbolica, un modo sicuro per avvicinarci a ciò che normalmente teniamo sotto controllo.
E così, mentre fingiamo di essere qualcun altro, in realtà torniamo un po’ più vicini a noi stessi.
E allora, mentre la notte si popola di figure spaventose, possiamo chiederci:
Quale parte di me sto incontrando, dietro questa maschera?
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