01 Set ELOGIO A SETTEMBRE
Settembre non ha l’impazienza di gennaio.
Non promette rivoluzioni, non pretende di farci diventare nuovi.
È più discreto.
Forse è questo che amo di lui. Non mi chiede di essere migliore.
E, a dire il vero, sono un po’ stanca di tutti questi inviti a diventare la versione migliore di noi stessi.
Stanca dei buoni propositi, delle to do list che promettono di mettere ordine nella vita, dei manuali per essere più felici, più produttivi, più centrati, più presenti, più tutto.
Come se anche noi fossimo diventati qualcosa da ottimizzare.
Come se persino la nostra vita avesse bisogno di una strategia.
E persino il desiderio, qualche volta, sembra essersi trasformato in una prestazione: avere degli obiettivi, raggiungerli, superarci, migliorarci ancora.
Mi stanca questa idea che dobbiamo continuamente diventare qualcuno di più.
Settembre, invece, mi piace perché non ha bisogno di promettermi niente.
Mi chiede soltanto di tornare.
Tornare alle mie giornate, alle cose che faccio, alle domande che mi accompagnano.
E magari, dentro questo ritorno, accorgermi che qualcosa è cambiato.
Con le mattine che si fanno un po più fresche e con l’agenda che torna a riempirsi, non so perchè, ma ogni anno, quando arriva settembre, ho la sensazione che qualcosa mi venga incontro.
Lo psicanalista Winnicott parlava del “gesto spontaneo”, di quel movimento che nasce da dentro e che ci fa sentire, per un istante, che la nostra vita ci appartiene.
Mi piace pensare che settembre abbia qualcosa di questo gesto.
Un piccolo movimento verso di noi, non necessariamente in avanti: verso di noi.
Con il desiderio.
Con ciò che ci muove.
Con ciò che ci manca.
Con ciò che ancora ci aspetta.
Settembre dice semplicemente: Via! Mi piace questa parola.
Ha dentro la partenza, ma non la certezza dell’arrivo.
Dice soltanto: adesso puoi andare.
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